Chi sono
Benvenuti su TVG! Io sono Davide Colombo, e da circa 12 anni ormai sono un nomade. Con “nomade” non intendo dire che vivo in mezzo alla strada, completamente inerme riguardo a ciò che potrebbe succedere nella mia vita, senza la più pallida idea di dove voglia andare o cosa voglia fare… anche se ogni tanto, a dire il vero, mi piacerebbe molto.
Dietro al raggiungimento di determinati sogni e obiettivi c’è una strada fatta di fatiche e sacrifici, ma passo per passo vi racconterò tutto.
Ancora benvenuti nel mio sito, e questa è la mia storia:
Capitoli del viaggio:
- 🎒Quando ho capito che volevo vivere viaggiando
- 🦘L’Australia e la vita da poltiglia
- 🔄La svolta, (Melbourne 2016)
- 🌿Tasmania, libertà e la vita da backpacker
- 💸Da Bali a Kuala Lumpur, con pochi soldi in tasca
- 👨🌾Farm in Australia e il viaggio da Taiwan alla Corea
- 🧘Il ritorno che non ti aspetti: un viaggio dentro me stesso
- 🔥Secondo anno in Australia: un’avventura ancora più intensa (2017)
- 🌏Thailandia, Laos, Cambogia e Vietnam: 2 mesi di backpacking nell’Asia del Sud-Est (2018)
- 🦠Il Rientro in Italia e il Covid: un periodo di incertezze
- 🏍️Il mio roadtrip per l’Italia e Capo Nord con 1000€ in tasca
- 🐑Nuova Zelanda
- 💭In Italia per “l’ennesima volta” ma con un sogno nel cassetto
- 🌎Sudamerica, Conclusioni e Consapevolezza
Quando ho capito che volevo vivere viaggiando
All’età di 18 anni, terminate le superiori, come tutti mi sono dovuto porre il grande dilemma della vita:
“Ora che ne sarà di me? Cosa voglio fare?”
E diciamolo, per un diplomato di un istituto alberghiero le scelte non sono poi così tante: o vai in cucina a spadellare, oppure… vai in cucina a spadellare.
Ma ho voluto sconvolgere questa (non) alternativa, e così ho deciso di intraprendere l’università.
Errore madornale.
Io e Shingo ad Asakusa secondo anno in Giappone (2014)
Chi avrebbe mai detto che il sistema dell’istruzione universitaria fosse così… palloso? Leggi, studia e ripeti perfettamente la lezioncina, senza avere prove concrete o pratiche su come affrontare davvero una professione.
Deluso, mi sono abbandonato al mio triste destino dopo solo sei mesi: tornare in cucina.
Non sarà un lavoro nobile per tutti, ma per me aveva un vantaggio: a fine stagione avevo risorse e soldi per potermi dedicare a ciò che amavo davvero fare:
VIAGGIARE.
All’età di 19 anni realizzo uno dei miei più grandi sogni nel cassetto: viaggiare in Giappone.
E non contento della prima volta, ci torno una seconda.
Quel paese mi aveva infuso un mix di incredulità e passione verso la loro cultura, uno shock tale da non poterne più fare a meno.
Ogni volta che rientravo in Italia avevo un solo obiettivo: lavorare per ripartire.
E così fu, finché un giorno presi coraggio e decisi di fare una follia:
partire con un Working Holiday Visa per l’Australia, era ottobre del 2015 e avevo 20 anni
L’Australia e la vita da poltiglia
Natale 2015, Opera House, Sydney
Appena arrivato a Sydney, senza sapere una parola di inglese, inizio a cercare lavoro. E lo trovo: vengo assunto come capo partita in un ristorante con 3 cappelli da chef (l’equivalente della categoria Michelin in Australia), nel cuore di The Rocks.
Furono i sei mesi più duri della mia vita. Venivo letteralmente preso a calci nel c*lo dalla mattina alla sera: per la lingua che non conoscevo, per essere alla mia prima esperienza seria in un ristorante di quel livello e perché avevo solo 20 anni. Lavoravo anche 18 ore al giorno. No, ragazzi, nessuno ha mai detto che sarebbe stata una favola.
La vita, a volte, cerca di masticarti in tutti i modi, fino a ridurti in poltiglia. Ma da quella poltiglia, può nascere qualcosa di veramente meraviglioso.
La svolta, (Melbourne 2016)
Deluso, dopo sei mesi, termino il contratto. Mi viene offerta la possibilità di restare altri due anni con uno sponsor, ma la mia risposta, tra il serio e il ridicolo, è una grassa risata.
Lascio Sydney per sempre. Avevo solo voglia di cambiare, non di trovarmi a 20 anni sull’orlo di un burnout.
Arrivo a Melbourne con l’idea di fermarmi lì a lavorare. In città incontro Florian, un amico francese conosciuto a Sydney. Mi guarda negli occhi e, dopo aver ascoltato il racconto della mia prima esperienza lavorativa in Australia, mi dice una frase che non dimenticherò mai:
“Non ti sembra di sprecare la tua vita in questa maniera?”
E cavolo, aveva ragione.
Quante volte mi ero ritrovato a giustificare quella scelta, a forzarmi ad accettare una realtà che non mi apparteneva?
Florian mi fa una proposta:
“Io, te e altri ragazzi… ce ne andiamo in Tasmania. Compriamo un van e viaggiamo per tutta l’isola, lavorando dove capita, ogni giorno in un posto diverso. Ci stai?“
Il giorno dopo avrei dovuto sostenere un colloquio al casinò di Melbourne.
Ma sai cosa? Hai proprio ragione.
Entro su Skyscanner e in meno di 24 ore avevo prenotato un volo: Melbourne – Launceston, Tasmania.
È l’inizio della mia vita da backpacker.
Cradle Mountain, Tasmania 2016
Tasmania, libertà e la vita da backpacker
Arrivato in Tasmania, passo i mesi più belli della mia vita.
Vivevamo come nomadi, ogni giorno incontravamo altri ragazzi che avevano fatto la nostra stessa scelta.
Di giorno lavoravamo nelle farm, raccogliendo uva sotto il sole, e la sera… era una festa continua.
A volte non avevamo acqua per lavarci per giorni, niente internet, eravamo bruciati dal sole cocente dell’isola…
Ma cavolo, com’eravamo felici.
Dopo un mese e mezzo, guardo Flo negli occhi e gli dico:
“Fratello, ho visto un video ieri… dei ragazzi che viaggiavano senza soldi da Bali fino a Kuala Lumpur. Voglio fare lo stesso.”
La mia casa in Tasmania
Flo capisce. Non serve dire altro.
Lascio quello che era diventato il mio migliore amico, una persona che mi aveva aiutato tantissimo a lasciarmi andare alla vita e ad accettare l’ignoto.
Parto per l’Indonesia.
Avevo 1000 dollari australiani in tasca, e mi dovevano bastare per mesi.
Ma la verità è che non mi importava di finire i soldi.
Mi importava cosa avrei trovato laggiù.
Da Bali a Kuala Lumpur, con pochi soldi in tasca
Molte piogge tropicali e poco abbigliamento tecnico Java 2016
Arrivato a Bali — era il 2016 — l’isola era molto diversa da oggi.
Ancora non esistevano i Reels o TikTok, ed era conosciuta principalmente da australiani o da un pubblico più di nicchia.
“Noleggio” un motorino per quello che sarà un mese in Indonesia, e inizio a viaggiare ovunque, specialmente nelle zone più rurali.
Dormivo nella mia tenda da 5€ del Kmart (la Decathlon australiana) o, quando ero fortunato, trovavo alloggi gratuiti. Mi sposto su altre isole fino ad arrivare a Java.
Ricordo ancora quando entravo in piccoli villaggi e trovavo distese di bambini che, per la prima volta, vedevano un muso bianco.
Si avvicinavano urlando e chiedendomi di fare foto insieme.
Qualcuno mi ha anche scambiato per Eminem, ma questa è un’altra storia… 😂
Da Jakarta lascio il mio motorino nelle mani di una persona “affidabile” e prendo un aereo per Singapore.
All’epoca utilizzavo Couchsurfing, quindi riuscivo a risparmiare molto sugli alloggi.
Rimango una settimana a Singapore con solo 30€ in tasca, poi proseguo in autostop fino alla Malesia.
Ma una volta arrivato a Kuala Lumpur, inizio a sentirmi veramente male.
Il mio host di Couchsurfing, AJ, mi prova la febbre: 41°C.
La testa mi esplodeva, ero pallido, confuso, e ho perso conoscenza.
Per farmi rinvenire, mi hanno buttato in una vasca piena di ghiaccio.
Alla vecchia maniera.
Da lì ho iniziato a riprendermi piano piano.
Ancora oggi non so cosa fosse: forse Dengue, forse una febbre tropicale molto forte.
So solo che fu la prima volta in cui ho rischiato seriamente la vita durante un viaggio.
Così, interruppi tutto: era tempo di tornare in Australia.
Io e AJ, il mio host di CouchSurfing a Kuala Lumpur 2016
Farm in Australia e il viaggio da Taiwan alla Corea





Tornato in Australia, riprendo a lavorare nelle farm per completare i famosi 88 giorni di lavoro regionale, necessari per ottenere il secondo anno di visto.
Lì rincontro Flo e tante altre persone straordinarie, in un luogo chiamato Renmark, nell’Outback del Sud Australia.
Fu un periodo incredibile, pieno di volti familiari e nuove connessioni.
Ma dentro di me c’era solo una voglia: ripartire.
Completato il lavoro, saluto tutti e riparto.
Destinazione: Taiwan, Hong Kong e Sud Corea.






Un viaggio indimenticabile.
Avevo iniziato a fare davvero esperienza nell’abbracciare le culture locali e nel farle mie.
Amavo tutto ciò che mi circondava: il cibo, le tradizioni, i gesti quotidiani.
Ho incontrato persone meravigliose attraverso l’autostop, il Couchsurfing e negli ostelli.
Ogni incontro lasciava qualcosa dentro di me.
Faccio un breve scalo a Pechino, con l’intento di visitare la Grande Muraglia, ma una coltre fitta di nebbia o inquinamento me lo impedisce.
Alla fine, dopo un anno esatto, rientro in Italia, giusto per fare un saluto alla famiglia.
Uno straniero a casa mia
Il primo rientro in Italia è stato magico, a tal punto da farmi pensare, per un attimo, di rimanerci…
Questo pensiero è durato solo due settimane.
Avevo già fatto domanda per il secondo anno di visto in Australia.
Non avevo alcuna intenzione di fermarmi.
È proprio nel rientrare che ti accorgi di quanto la tua persona sia cresciuta interiormente, come se in pochi mesi avessi guadagnato dieci anni di maturità.
Ma tornando, ti sembra che tutto sia rimasto in standby.
Nulla è cambiato: le persone, gli amici, ti raccontano le stesse identiche cose di cui parlavano prima della tua partenza.
E tu, nel frattempo, hai visto centinaia di volti nuovi, tutti di colori diversi, ognuno con la propria storia.
Hai vissuto un incredibile scambio culturale, imparato una nuova lingua, vissuto relazioni con ragazze di altre nazionalità che ti hanno fatto sognare… e disperare.
E poi torni a casa… e tutto è uguale.
Mi sentivo strano.
Mi sentivo uno straniero a casa mia.
E allora mi sono detto:
Se devo essere uno straniero, tanto vale esserlo nel mondo.
Quello era decisamente il momento di ripartire.
Secondo anno in Australia: un'avventura ancora più intensa (2017)
Parto con un obbiettivo ben preciso: godermela ancora di più rispetto al primo anno…
E così è stato!
Per coincidenze mi sono ritrovato in un ostello chiamato Old Fire Station a Fremantle, un party hostel vicino a Perth.
Nel frattempo, ho trovato un lavoretto come chef in un ristorante lì vicino, La Sosta, un lavoretto che mi ha fatto riappassionare della cucina. “eh si Matteo, per questo te ne sarò sempre grato anche se eri un testa di ca**o a volte“
Le mie giornate? La mattina la passavo surfando o allenandomi, il pomeriggio fino a sera lavoravo con colleghi incredibili.
E la sera? Beh, la sera l’ostello era una festa costante.
Ho passato 7 mesi con i postumi, con gente che entra, gente che esce – “la radiamo al suolo sta me*da di casaaa -cit.” dormendo in camerate da 12, a volte dimenticandomi quale fosse il mio letto e sì, a volte penso che lo rifarei per altri 10 anni della mia vita se ne avessi l’occasione. Che esperienza straordinaria.
Un giorno compro una macchina, una Mazda Tribute con 220’000 km, per 2500$, e insieme a un mio amico costruiamo un letto nel bagagliaio.
Compro anche un fornello da campeggio, la camperizzo. L’idea era quella di viaggiare tutta l’Australia da solo, ma… incontro, per casualità, quella che sarebbe poi diventata la mia prima ragazza.
E questa volta non una “storiella” di qualche mese com’ero abituato.
Il caso ha voluto che fosse italiana, di un luogo dove io avevo vissuto per anni, ma di incontrarci non c’era mai stata l’occasione.
Eppure, ci incontrammo proprio in un ostello in Australia.
A volte il mondo è veramente piccolo.
Così, lei si unisce a questo viaggio.
Passiamo 3 mesi a viaggiare e ci fermiamo a lavorare a Cairns per guadagnare qualche soldo per il prossimo viaggio.
Vendo la macchina e ora è tutto pronto, si parte per 2 mesi con lo zaino in spalla.
Thailandia, Laos, Cambogia e Vietnam: 2 mesi di backpacking nell'Asia del Sud-Est (2018)
Ripartiamo per 2 mesi di backpacking attraverso i meandri del Sud-Est Asiatico.
Un viaggio emozionante, con diverse difficoltà di cui non voglio annoiarvi.
Ma il viaggio è stato incredibile: in motorino attraverso il loop del Laos, visitando le secondo cave più grandi del continente, viaggi della speranza in Cambogia, intossicazioni alimentari… È stato un connubio di tutto, haha, ma che esperienza pazzesca!
Deperito, però, avevo solo voglia di tornare in Italia, mangiarmi un piatto di pasta e cercare di capire cosa fare del mio futuro.
Quell’anno, infatti, tornavo ad avere alcune incertezze sulla mia vita. Era il 2018.
Mi sono voluto fermare, senza sapere che quella scelta mi avrebbe obbligato a fermare anche dopo, QUANDO AVREI VOLUTO SOLO RIPARTIRE
Il Rientro in Italia e il Covid: un periodo di incertezze
Ebbene, tornati in Italia, che si fa? Ripartiamo o no?
La verità è che, tra tanti problemi di comunicazione, orgoglio maledetto e insicurezza finanziaria, mi sono ritrovato in una serie di lavori in Svizzera, a Sankt Moritz.
Lavori che mi permettevano di guadagnare molto bene, con tante promozioni, e il risultato? Non mi muovo più, faccio un mutuo, compro una casa e poi ci penso. Avevo un contratto a tempo indeterminato in Svizzera, un reddito che mi permetteva di fare tutto. Ero SousChef in un Hotel 5 stelle, una compagnia seria.
Dovevo solo, ovviamente, rinunciare alla mia vita e iniziare, all’età di 25 anni, a concedermi alla società. Tutti erano fieri di me… TRANNE ME.
Un anno di crisi con la mia ragazza di quei tempi, nel quale né io né lei capivamo cosa volevamo dalla nostra vita, tanto da iniziare a logorarci emotivamente.
Quindi cerco di correre ai ripari: nel 2019 compro una Honda Transalp 700 usata per 4000€. A quei tempi guardavo questo youtuber viaggiatore che mi faceva sognare da casa, il suo nome è Gionata Nencini, fondatore di PartirePer.
L’obiettivo era chiaro: voglio partire anche io, SONO ANCORA IN TEMPO (lo si è sempre!).
Non avevo preso in considerazione una cosa: COVID-19 stava bussando alle porte di noi poveri sprovveduti.
Fu la goccia che fece traboccare il vaso: quella sensazione di oppressione, non solo non potevo muovermi, ma avevo la forza, e qualcosa che non vedevo, me lo stava impedendo, di tornare alla mia maledettissima vita. Non mi sono mai sentito così oppresso.
Quel periodo mi fece crollare in uno stato depressivo del quale non ero a conoscenza, se non tramite un po’ di terapia e sono grato di aver preso questa cosa in tempo, prima che mi consumasse totalmente.
TUTTO QUELLO CHE MI FACEVA STARE BENE lo stavo eliminando dalla mia vita inconsciamente.
Ma arrivò qualcosa che mi salvò “di nuovo”: il MOTOVIAGGIO.
Il mio roadtrip per l’Italia e Capo Nord con 1000€ in tasca
Aprile 2021: l’Italia era spaccata in regioni rosse, arancioni e gialle, manco fossimo un cavolo di semaforo. Ma una novità finalmente faceva respirare la parola libertà: “tra regioni gialle si può viaggiare”. E guarda un po’, tutta l’Italia tranne alcune regioni del sud era gialla. È tempo di fare le valigie!
Termino la stagione lavorativa in Svizzera, prendo la moto e parto, direzione “unknown”. Solo una cosa era certa: ero l’unico turista a viaggiare in tutta Italia.
Sapete cosa significa? Ho visto Piazza San Marco vuota, Siena senza un cristiano, la Val d’Orcia senza un pulmino di americani.
Un mese di viaggio che mi ha fatto rinnamorare del nostro territorio. Non ho mai visto l’Italia così bella.
Tornando, ho avuto modo di riflettere tanto, sul mio lavoro e su quello che avrei voluto fare da lì in avanti. Lo so, avevo da pochissimo comprato casa e appena finito di ristrutturarla, eppure volevo solo prendere e partire, anche con il mutuo sul groppone. Ma ce la farò comunque.
Torno al lavoro e dico ai miei capi che quella sarebbe stata la mia ultima stagione. Alla domanda: “Cosa farai?”, la mia risposta fu: “Non lo so, ma ho un sogno, e quel sogno si chiama Capo Nord”.
Organizzo la moto, compro una tenda alla Decathlon, un equipaggiamento per far fronte al freddo della Norvegia, e il 4 giugno 2022, parto.
Ovviamente, come al solito, non poteva andare tutto bene. Qualche mese prima la Russia invade l’Ucraina, con la conseguenza che i prezzi della benzina aumentano in modo esponenziale… per non parlare della Norvegia, dove ho trovato benzina a 3€ al litro.
Ma mi ero imposto un budget di 1000€ e, tra dormire in tenda, comprare tutta la spesa e il cibo dall’Italia, indovinate un po’? Ce l’ho fatta! E più avanti te lo spiegherò in uno dei miei manuali, su come riuscirci senza scendere troppo a compromessi.
Una cosa era certa: le mie lacrime che scendevano a vedere il globo di Capo Nord, dopo anni passati nell’incertezza, a darmi contro per le mie scelte di vita e a essere completamente spaesato, eccomi lì, dopo giorni di pioggia e freddo, con la mia tenda e la mia moto, al punto più a nord del pianeta.
Da lì in poi, solo mare e Polo Nord.
Quando tornai in Italia, fu una grande festa. Tanti pensavano che non ce l’avrei fatta, anche io a volte. Eppure ero lì, festeggiando e godendomi il raggiungimento, contemplando quanto mi abbiano fatto bene quelle settimane di pura solitudine nel mezzo del Circolo Polare Artico, pensando alla mia vita e a quanto sia stato duro con me stesso.
Nuova Zelanda
Così il Covid ormai era un ricordo
Ora potevo pensare di lasciare il continente, e quale posto migliore se non LETTERALMENTE andare a vivere dall’altra parte del mondo?
Così presi un aereo sola andata e, con un visto vacanza lavoro, sono andato a vivere a Wellington, in Nuova Zelanda. Lavoravo sempre come Chef di Cucina incaricato dell’apertura di un ristorante per la catena InterContinental IHG, nel loro hotel principale della capitale. Una grande responsabilità. Ma dopo un anno di lavoro il ristorante rientra tra i migliori 50 della Nuova Zelanda, ma questo non è il mio curriculum vitae quindi proseguiamo con il racconto…
Mi innamoro, mi rinnamoro, insomma, le solite cose che fa un ragazzo di 20 anni, in prossimità dei suoi 30. Ma già in quell’anno e mezzo, stavo coltivando un progetto che mai avrei pensato di portare alla realtà.
Il 90% delle persone che frequentavo erano di origine sudamericana. Uscivo da mesi con una ragazza Argentina che mi aveva aiutato molto ad imparare la lingua (Che, Boludooo) Quindi ho pensato: “E se me ne andassi in Sudamerica in moto?”
Mi butto su internet e passo mesi a cercare di capire un modo per farlo nella maniera più semplice, cercando di diventare il meno possibile matto nell’organizzazione.
E lì mi rendo conto di una cosa: NON ESISTE UN MODO SEMPLICE. O, per lo meno, è tutto confuso.
Tizio X ti dice X e Tizio Y ti dice Y. Entrambi sono blog di 100 anni fa e nel frattempo le cose sono cambiate tantissimo.
Insomma, un sacco di disinformazione.
Mi rimaneva solo una cosa da fare: tornare in Italia e informarmi direttamente sul posto.
In Italia per "l'ennesima volta" ma con un sogno nel cassetto
Beh ormai la mia famiglia è talmente tanto abituata che la reazione più che: “Dio quanto mi sei mancato” è un “Ah, ancora tu?”😂 Ma, ad ogni modo, ritorno a godermi un po’ casa mia in Valchiavenna, in mezzo alle montagne e torno in Svizzera per due stagioni volanti, giusto per finire di mettere da parte gli ultimi soldi e stare vicino alla mia moto per organizzarla.
Un anno di ricerca, organizzazione e preparativi. Ma, grazie a Dio, sono uno che scrive tutto. Quindi, se volete avere una guida completa su come prepararsi ad un viaggio del genere sotto ogni punto di vista (finanziario, mentale, burocratico, fisico, ecc.), a breve rilascerò il Manuale di Viaggio verso il Sudamerica, una guida sviluppata in anni di ricerca e mesi di viaggio direttamente sul campo.
Dovevo solo capire una cosa: parto con la mia moto o la compro lì?
Beh, alla fine ho optato per la prima, la scelta migliore che potessi fare, e nel manuale ti spiego per filo e per segno le ragioni.
Ora è tutto pronto, si parte per il Sudamerica.
Sudamerica, Conclusioni e Consapevolezza
SUDAMERICA… Eeee no, non ve lo racconterò qui, ci sarà tutto il tempo per scoprire questo viaggio. Troverete un sacco di video sui miei canali social dove racconto ogni dettaglio. Direi che per il momento vi ho annoiato abbastanza, quindi passo alle CONCLUSIONI.
Ti ci ritrovi un po’? Momenti belli e indimenticabili, momenti difficili, periodi di compagnia e momenti di solitudine estrema. In fondo, non siamo poi così diversi io e te come esseri umani. Chi ha viaggiato di più, chi di meno, ognuno ha la propria storia e i propri racconti. Ma la bellezza di ognuno di noi sta proprio nell’essere speciali per quello che siamo, nella nostra unicità.
Quello che rende fantastica la mia vita non sono i viaggi che ho fatto o che sto facendo, né le esperienze che accumulo, ma è l’autoaccettazione che ho imparato a coltivare. È il percorso che mi ha portato a riscoprirmi, a capire chi sono veramente. La consapevolezza di me stesso mi ha spinto a superare momenti difficili, da quando non avevo un soldo in tasca a quando sentivo di vendere l’anima per non essere felice. Questi passaggi ci rendono persone migliori, ci arricchiscono sotto ogni punto di vista.
Quindi, se sei qui su questo blog, magari perché sogni di fare un viaggio in America, in Europa, in Asia, o forse sei solo curioso di scoprire la storia degli ultimi 12 anni di uno sconosciuto, o magari mi conosci e ti stai chiedendo cosa c’è dietro il Davide sorridente che vedi sui social o di persona… chiunque tu sia, ti ringrazio per essere arrivato fino a qui. E ricorda: non smettere mai di essere fiero di te stesso, qualunque sia stato il tuo percorso. Perché ognuno di noi è veramente speciale in questa vita.
Se avrai bisogno di informazioni riguardo a qualsiasi cosa, sarò sempre qui per aiutarti.
Buona strada,
–
TanoViajero